Benvenuti nel sito LE COLLINE DI ICARO allevamento riconosciuto ENCI-FCI, buona visione

di Elisabetta Covelli e Paolo Rovri - foto e contenuti: tutti i diritti riservati

SESSIONI DEDICATE AL NOSTRO ALLEVAMENTO


FILOSOFIA DI ALLEVAMENTO

Una grande storia, vecchia di centinaia d'anni, e una lunga tradizione ce lo ha tramandato, regalandoci una creatura straordinaria, così spetta a noi di conservarlo, preservandolo da ogni inquinamento, senza doverci inventare nulla di nuovo, studiandolo, amandolo, rispettandolo, convivendoci con grande entusiasmo e curiosità, allevandolo secondo scienza, coscienza e natura. Questi rappresentano per noi i pilastri portanti della filosofia che applichiamo al nostro allevamento. Riteniamo, a torto o ragione lo giudicherete Voi, che la pulsione che spinge all'allevamento non può essere legata al semplice ritorno economico, che è necessario per poter allevare, ma deve essere supportata e sostenuta da un grande amore per questa razza, dal desiderio di puntare ad allevare soggetti sani ed equilibrati, da una continua ricerca del miglioramento, dal rispetto dei soggetti che abbiamo in allevamento, dal portare felicità nelle case di coloro che decideranno di adottarli. L'allevamento non andrebbe mai considerato un sistema facile o comodo per monetizzare, innanzitutto perché è tutt'altro che facile allevare e la conoscenza, la competenza e l'esperienza in questo campo è quanto mai importante, in secondo luogo perché solo gli allevatori in fondo conoscono i rischi e le conseguenze delle loro scelte e non basta 'produrre' una cucciolata per considerarsi allevatori. Oggi più che mai il rischio di 'sacrificare' queste creature straordinarie, la loro storia e la loro salute per esigenze economiche contingenti e/o estemporanee da parte di coloro che approcciano questo mondo con questa fragile filosofia è sempre più reale e di conseguenza pericoloso. Persone che 'producono' cuccioli senza cognizione di causa alcuna, semplicemente per 'incassare' dovrebbero a nostro modo di vedere lasciar perdere. Troppe volte poi tali obiettivi vengono raggiunti con la presunta 'qualificazione' dei soggetti in esposizione, all'interno dei Ring, ove poco si giudica se non l'aspetto estetico. E allora viene veramente da domandarsi se stiamo parlando di Cinofilia o di Cinofollia ...

Non si tratta di essere critici o addirittura scettici su tutto e su tutti, quanto piuttosto di riprendere in mano il senso delle cose, il significato etimologico di standard di razza, il fine ultimo dell'attività zootecnica, che non è solo quello di monetizzare, ma anche quello di rispettare la storia di una razza e lo scopo originario per cui essa è stata creata o plasmata.

Insomma, la cinofilia dovrebbe avere un aspetto pedagogico che non si limiti alla campagna contro l'abbandono dei cani per le vacanze, o alla presunta sensibilizzazione su taluni aspetti da parte degli 'addetti ai lavori', ma che abbia come obiettivo anche quello di rivalutare la propria etimologia e la propria storia per sottrarsi infine alle altre "culture" che in parte l'hanno ingurgitata. Ben vengano quegli allevatori che seguono questi concetti, così come le federazioni, i club di razza, le associazioni ed ogni ente che in qualche maniera ruota attorno a questo mondo, tutti gli altri fanno onestamente del male alla razza e tra questi inseriamo a pieno titolo le schiere di saccenti dell'ultimo minuto, che scevri da ogni esperienza o con un esperienza risibile/discutibile, inondano i social di inesattezze e follie integraliste senza alcun senso, contribuendo attivamente a disseminare ignoranza egocentrica, di fatto, danneggiando la razza. Parlate con chi dedica la vita ad allevare queste creature straordinarie, non con chi ne ha una o due, o ha fatto una/due cucciolate nella sua vita; difficilmente costoro vi saranno d'aiuto, ma saranno probabilmente fantastici nel raccontare favole e demonizzare un allevatore a dispetto dell'altro. Cercate di rimanere sempre connessi con la realta' e un po' meno con la rete.

Per il resto non pensiamo onestamente Voi dobbiate scegliere un Bernese per il suo aspetto estetico o perché sta divenendo un cane alla moda; nei tempi andati, quando il cane era ancora prevalentemente un animale "utile" e la moda non aveva l'importanza che ha assunto oggigiorno, non esisteva il pericolo che nella scelta degli animali d'allevamento le qualità psico attitudinali venissero trascurate, e noi siamo estremamente convinti che oggi più che mai, questi rimangono concetti basilari.

Le mode esistono e sono esistite sempre, dalla notte dei tempi, il problema è che se per una razza che diventa di moda non c'è un allevamento che sappia dare il necessario sostegno alle qualità dei soggetti, alla loro salute e alla loro genetica, la sua sorte è segnata. Anche allevatori che preferirebbero morire piuttosto che permettere l'incrocio di un animale che non sia di razza purissima fino al più lontano antenato, non trovano nulla di immorale, se ci pensate bene, nell'allevare esemplari fisicamente splendidi che portano però con se problematiche di altra natura. Certo, chi alleva lavora con esseri viventi e le certezze non sono poi molte, ma la conoscenza, la consapevolezza e l'onestà sono e rimangono l'unica arma di prevenzione ai problemi. Un allevatore serio è in grado di sostenere una filosofia di questo tipo, che ha naturalmente dei costi; chi è spinto da altri fini non se lo può permettere e farebbe molto meglio a volgere la sua attenzione altrove.

Ecco perché la nostra piramide dei valori non parte dall'aspetto estetico, ma da quello della salute, fisica e psicologica, dalle pulsioni e storia di questa razza, fino ad arrivare in ultimo all'estetica, che è e rimane aspetto prettamente soggettivo. Credeteci sulla parola: la gioia di possedere un Bernese che incarna la perfezione estetica della sua razza si spegne pian piano nei lunghi anni di intimità, ma non si spegne il disagio che creano certe carenze, soprattutto di carattere psicologico, come l'eccessivo nervosismo, l'ombrosità, la paura, la mancanza d'equilibrio, o peggio carenze di salute, come patologie a carico dello scheletro, degli occhi o degli organi interni. Il tempo non immunizza contro tali logoranti difetti, anzi vi rende ad essi più sensibili. Rimane quindi forse più produttivo, a nostro avviso, scansando posizioni integraliste, sia in una direzione che nell'altra, arrivare ad un ottimo compromesso fra qualità caratteriali, di salute e fisiche, conservando nel Bernese le fantastiche doti che lo contraddistinguono.

Nel mondo contemporaneo quando si parla di cinofilia e di allevamento si chiamano in causa due concetti basilari, ossia lo standard e la selezione. Lo Standard ha rappresentato alcune volte una trappola mortale per la tutela della razza, spostando l'ago della bilancia dalla cinofilia alla pura cinometria, lasciando cadere colpevolmente la storia della razza stessa, e il Bernese, credeteci, non è certo un cane allevato e selezionato per sfilare ... Questo non vuol certo dire che non lo debba fare, noi stessi partecipiamo ad esposizioni di bellezza, che per certi aspetti rappresentano un momento importante di confronto, ma certo gli diamo il giusto peso, senza eccedere in entusiasmi o vivendo le sconfitte come drammi.

Per quanto concerne poi la selezione, nessuna razza canina esisterebbe se non vi fosse stata la mano dell'uomo, ma fino a che punto questo si è spinto nella compressione dei naturali schemi biologici di selezione, al nostro tempo, in virtù dello standard, degli interessi economici, delle preferenze dei giudici, dei gusti del mercato ? Quanto gli allevatori hanno spinto le impronte selettive in nome del profitto ? E' vero, tali domande chiamano in causa l'etica cinofila, la cosiddetta e decantata deontologia dell'allevatore, il buon senso del selezionatore, la professionalità dei giudici, e onestamente, facendo filosofia ci si potrebbe spingere ben oltre, perfino all'accettazione più edonistica dei capricci umani ...

Noi riteniamo che tutto ciò rappresenti più un involuzione che un evoluzione. Troppe volte quindi si cade in errori gravi, trasponendo il significato vero delle cose, arrovellandosi in schemi cinometrici assurdi, in una zootecnia che diviene accanimento selettivo, nella trasformazione di un valore come quello del patrimonio genetico in valore economico, nella trasposizione del significato funzionale della razza in accessorio della stessa. Diciamo questo perché quando si parla di razza, a nostro avviso, si parla profondamente di genetica, e il rischio, reale, seguendo in maniera miope ring, esposizioni e gusti di mercato, è quello di 'produrre' cani rispondenti pienamente allo standard ma che hanno scarsa integrità genetica, e qui si tradisce la storia, e il patrimonio ereditato viene irrimediabilmente perso, o nel migliore dei casi compromesso.

Pensiamo onestamente che l'etica cinofila di un allevatore debba anche richiamare il rispetto della storia, cercando di garantire al meglio il legame profondo tra forme e funzionalità, tra standard e qualità psico attitudinali, tra moderna evoluzione e storia passata. Per questo auspichiamo per esempio in cuor nostro che prima o poi la cinofilia ufficiale prenda in seria considerazione la possibilità di studiare e introdurre per il Bovaro del Bernese delle prove di lavoro che tengano conto delle loro originarie attitudini, e che queste rappresentino le basi per selezionare ed allevare questa straordinaria razza, perché è pur vero che è importante dove si vuole arrivare, ma a volte lo è molto di più il come ci si arriva ...

Oggi il Bernese che vive al nostro fianco è frutto di un mandato preciso, frutto di un esperienza precisa, consolidata e radicata da decenni di convivenza e collaborazione utile e complementare all'uomo; perdere tutto ciò sull'altare di altre divinità significa perdere la creatura che oggi vive al nostro fianco. Finché potremo e avremo la forza di farlo, faremo di tutto per evitarlo.


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